Nel mondo musulmano stabile la relazione tra Stato e Islam è chiara: non cooperazione paritaria, ma subordinazione. Marocco, Algeria, Egitto, Turchia e Paesi del Golfo controllano moschee, imam, scuole teologiche e sermoni. Non per odio verso la religione, ma per evitare una doppia autorità. L’Islam, storicamente, tende a strutturarsi come potere. Quando lo Stato è forte, la fede resta personale. Quando lo Stato arretra, la religione entra nella politica e diventa conflitto. La Tunisia lo dimostra. È un dato politico, non un giudizio morale. Chi lo nega ignora la realtà storica e istituzionale del Mediterraneo contemporaneo e mediorientale odierno.
